Buongiorno a tutti. Il mio blog porta un nome che ho molto usato in passato, per diffondere notizie culturali, sociali, ambientali, informazioni e curiosità, ma anche per segnalare personaggi notevoli per umanità e vita, come pure situazioni terribili che sul nostro Pianeta Azzurro non avrebbero a dover accadere. Ringrazio tutti voi che vorrete seguirmi, condividere e scambiare idee e opinioni, sostenere le iniziative di cui sarò promotore. Buona giornata. Dario Toffolon

venerdì 11 marzo 2011

p2p

Faccio riferimento ad un articolo pubblicato sulla pagina http://www.zeusnews.com/index.php3?ar=stampa&cod=14375 di Zeus News (un notiziario informatico molto attendibile e aggiornato, certamente un punto sicuro di riferimento per informazioni di qualunque necessità dell'utenza).
In realtà avevo provato a rispondere ai commenti di alcuni utenti, ma occorre iscriversi e debbo dire di non aver sempre voglia di fornire dati personali ad ogni sito che te li chiede, per fornire il tuo punto di vista. E poiché credo che sia un comportamento cauto diffuso, questo rivela anche che le opinioni riportate su qualunque notiziario o giornale non possono che esser parziali se non addirittura faziose: chi ha voglia di esprimersi, magari in modo scomodo, non seguendo l'onda della massa, se deve fornire tutti i propri dati? Mi capita ancora oggi di leggere, cercando su internet, miei commenti, associati senza mezzi termini al mio nome, riguardo petizioni ambientaliste o sociali, estrapolati senza criterio dal contesto originario, che ne risulta incomprensibile o deviato, e magari in tempi in cui ormai tali problemi sono già stati risolti o cambiati... No, preferisco scrivere un mio blog, così che chiunque legga la mia opinione lo possa fare in un contesto ampio, specificato, di cui siano immediatamente comprensibili i toni e gli obiettivi.
Entro così nel merito della risposta.
In realtà era una immagine, quelle che riaffiorava alla mia mente. Un ricordo di bambino (ormai ben 40 anni fa...) in cui io, mio fratellino, mia cuginetta e in generale tutti i bambini ci mettevamo d'estate a vendere per 10 o 20 lire i topolini letti, ormai in cattivo stato di conservazione, nei vialetti dei giardini pubblici.
In realtà eravamo sia venditori che compratori, e non di rado si facevano scambi tra bambini, così come tutt'ora i moderni bambini di oggi si scambiano i giochi all'asilo o nei parchi giochi.... (sperando che non vengano prima o poi arrestati anche loro con l'accusa di far perdere denaro alle case produttrici di giocattoli....).
In realtà io credo che le pretese delle major siano del tutto ingiuste, una rapina, un sopruso. Lo diremmo rispetto a qualunque altra cosa e vediamo qualche esempio.
Decido di regalare al mio migliore amico la mia credenza perché ne prendo una nuova. Ve l'immaginate il mobilificio che mi rincorre a suon di avvocati pretendendo che il mio amico compri un mobile nuovo a tutti i costi e ci denunci entrambi per mancato introito? Non diremmo che è un rapace e non gli augureremmo di cuore ogni male o che i suoi soldi gli finiscano tutti in medicinali??? Eppure la mia credenza è un lavoro artigianale e non di fabbrica e il falegname potrebbe rivendicarne la paternità o degli utili.
Ancor di più se parlassimo di un quadro, oggetto d’arte dove davvero un autore ha realizzato la sua opera (e l’ha presumibilmente firmata!) e che, una volta venduta, magari a pochi euro, potrebbe in seguito raggiungere prezzi stellari: non mi risulta che nessun pittore abbia mai potuto chiedere ulteriori pagamenti se il primo acquirente ha rivenduto il suo capolavoro magari in un asta pubblica ricavando sfavillanti denari…
Facciamo un altro esempio.
Da un rigattiere mi compro dei vecchi libri. (un esempio molto simile a quello dell'acquisto di dischi o video perché anche in questo caso abbiamo un autore ed un editore). Naturalmente li pago poco, come oggetto usato e magari faccio anche un affare acquistando un libro raro (che il venditore non sa di possedere).
Ve l'immaginate una causa intentata dall’editore verso di me e la sottrazione, ad esempio, dell'intera mia libreria (in caso di p2p ti sequestrano il pc: poco importa che, come una libreria, contenga anche altre vostre cose personali, fotografie, lavoro, etc.) rivendicando il fatto che quel libro, magari non più ristampato, o lo acquistate nuovo o niente??? MA SOPRATTUTTO VE L'IMMAGINATE LA PERDITA CULTURALE SE TUTTO CIÒ CHE NON VIENE RISTAMPATO ANDASSE SEMPLICEMENTE PERDUTO ANZICHÉ  ESSER NUOVAMENTE DISPONIBILE ALL'UTENZA MEDIANTE UNA RIVENDITA?? 
Andiamo nel caso di un video. Lo sapevate che se invito anche solo un amico a casa mia a vedere un film dovrei chiedere il permesso alla SIAE pagare i diritti d'autore, ed ottenere l'Agibilità dall'Enpals? (un ente notoriamente a perdere che incamera fior di contributi che poi non si trasformeranno in pensioni: lo sanno bene tutti quei musicisti che hanno contratti a tempo determinato, che debbono versare oneri contributivi, considerati solo per la data del concerto e non delle prove, e che, in quanto non continuativi, a prescindere dagli importi versati, non si trasformeranno mai in una propria rendita pensionistica!) Se fate una festa privata di compleanno, che sia in casa vostra o in parrocchia dovete pagare il medesimo balzello? Che se mettete una sigla musicale nella vostra segreteria telefonica dovete pagare la SIAE anche se la musica è vostra e non siete iscritti e non riceverete voi che siete gli autori i diritti relativi???? Parlare di furto di prodotti dell'intelletto, argomentazione che le major usano per rivendicare SOLO i loro diritti, è come parlare di una rapina legalizzata dalla legge. Intanto si tratta di società private e come tali, SIAE compresa, non possono pretendere nulla all'utenza che non si rivolge a loro per un acquisto perché non hanno ne un mandato dello stato ad esigere oneri tributivi (un tempo la SIAE aveva diritto ad una parte dell'iva e una imposta spettacoli, opzione decaduta nel 2000) ne hanno firmato un contratto con voi utenti. In tal caso se io acquisto da un negozio il mio dvd o cd pago alla fonte ogni onere che il negoziante ha accordato alla major e non vedo per quale motivo se io, anni dopo, decido di rivendere ad esempio su ebay il medesimo prodotto, la major debba pretendere ancora lo stesso dazio che ha già ricevuto.
Intanto l'acquirente, che si tratti di un amico o un estraneo, riceve un prodotto usato e quindi potenzialmente logorato (soprattutto il cofanetto e il libretto cartaceo allegato, ma può darsi che lo stesso disco sia segnato da graffi). Secondo, lo acquista in un momento in cui il film o la musica sono ormai datati, fossero stati messi a disposizione del pubblico anche solo l'anno seguente.
Diversamente le cose vanno per quei prodotti informatici messi in commercio simultaneamente alla divulgazione del prodotto originale.
Parliamo di film ripresi con videofonino in sala e poi diffusi su internet mentre nelle sale continuano le proiezioni. Detto che la qualità audio e video è inevitabilmente scadente, nonostante i videofonini riescano oggi a raggiungere dei buoni livelli qualitativi ma non potranno mai compararsi ad un vero supporto cinematografico, è evidente che chi è disposto a scaricarsi tali film da internet per vederli a quella bassa qualità, evidentemente o vuole selezionare a monte un film per andare poi a vederlo in sala, o è un pubblico che in sala comunque non ci metterà mai piede. Allora che tipo di perdite accusano le major? Se quell'utente in sala non ci andrà mai non avranno perso introiti. Se invece tra quegli utenti ci sono persone che potranno decidere solo dopo una visione di questo tipo di apprezzare un film in un cinema, bhé, in tal caso, avranno guadagnato del pubblico in più tra quello diffidente e con pochi soldi in tasca che ovviamente non può neppure permettersi di rischiare di sprecarli per un film non gradito. Insomma il mezzo in realtà offrirebbe solo vantaggi pubblicitari e potenziali ulteriori guadagni per le major!
Parliamo poi di film usciti in commercio su dvd e copiati e divulgati su internet. Siamo certamente d'accordo che, fintanto che avviene la vendita dei dvd ogni altra azione è compromettente dei guadagni per le major. Resta sempre valido il discorso per quegli utenti che comunque non comprerebbero mai un dvd, ossia che non costituirebbero mai comunque un guadagno (e pertanto non ha senso parlare di "perdite economiche" a causa di persone che non sarebbero comunque mai acquirenti!).
Va però considerato che la divulgazione via internet di un film comporta per le major un risparmio immenso su: prodotti cartacei (divulgazione, cartelloni, stampa copertine, libretti accompagnatori, comunicati stampa, etc.), costi di magazzino (l'accumulo di dvd è oneroso di spazi, costoso per gli oneri di affitto di questi stessi, causa di deterioramenti dei prodotti fisici accumulati, di incidenti e danni ai materiali e oneroso del costo del personale che deve accudire, catalogare, spostare i dvd), costi di trasporto (il trasporto dei dvd è onerosissimo: camion, treni, imballaggi, personale addetto al trasporto, assicurazioni e stoccaggio in punti vendita), costi dei rivenditori (il singolo negozio ricarica il prezzo per pagarsi il personale, l'affitto del negozio, la corrente elettrica e ricavare un utile...).
Insomma: credo che il singolo dvd, privato di tutte queste sovrastrutture possa avere un costo massimo di 2 o 3 euro (e un cd di 35 centesimi!!! questo lo so perché li produco ed è un dato reale! Compreso il cofanetto, il libretto e l'incellofanatura il costo di 1000 cd può diventare di 80 centesimi c.u. e tutto ciò che fa raggiungere le cifre che conosciamo nei negozi è dovuto ai costi aggiuntivi sopradescritti!)!!!
Conclusione: una divulgazione attraverso internet, se concordata a questi prezzi (ma si può arrivare serenamente a 5 euro a film e 2 euro a cd, ottenendo un guadagno pressoché doppio, senza tutte le spese prima elencate) porterebbe a guadagni enormi per le major ed una divulgazione mondiale dei prodotti. 
A questo punto a nessuno interesserebbe più il p2p! Meglio comprare scaricando via internet a queste cifre un prodotto sicuro che non perder le ore prendendosi un virus, un malwere, o un prodotto taroccato (magari doppiato da bontemponi e pieno di parolacce o pornografia).
Che peccato che le major non abbiano addetti al marketing così lungimiranti!!!!!!!!!!!!!!!

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