Buongiorno a tutti. Il mio blog porta un nome che ho molto usato in passato, per diffondere notizie culturali, sociali, ambientali, informazioni e curiosità, ma anche per segnalare personaggi notevoli per umanità e vita, come pure situazioni terribili che sul nostro Pianeta Azzurro non avrebbero a dover accadere. Ringrazio tutti voi che vorrete seguirmi, condividere e scambiare idee e opinioni, sostenere le iniziative di cui sarò promotore. Buona giornata. Dario Toffolon

mercoledì 6 ottobre 2010

Il Diritto del Burqa

Da molto tempo si parla ormai del Burqa, capo d'abbigliamento tradizionale delle donne di alcuni paesi di religione islamica.
Se ne parla in modo emotivo, confuso, rivendicativo. Sono infatti molteplici le ragioni che dividono l'opinione pubblica.
Paradossalmente non è al primo posto il diritto delle donne, diritto che infatti, se si usa questo termine, dovrebbe indicare tanto la possibilità di indossare che non questo abito.

Il primo punto della questione è dato alla sicurezza, vera o presunta: si sostiene che sotto questo abito possa celarsi qualcuno che voglia nascondere la propria identità e ciò provoca paura.
E' infatti innato il timore per ciò che non conosciamo e il solo modo per sconfiggerlo è appunto la conoscenza. Ma tale conoscenza non può ignorare i costumi, le tradizioni, le usanze, simboli e infine credo religioso di chi, estraneo o diverso da noi, si pone sul nostro cammino.

Non mi dilungherò di certo su inutili quanto fin troppo noti pregiudizi vengano espressi su etnie differenti dalla nostra. Voglio invece soffermarmi sulla questione del DIRITTO, la sola per la quale valga la pena condurre una riflessione, tutto il resto è solo pretesto o facezia.


Poiché quando si parla di diritto sono sempre gli uomini a lanciarsi sull'argomento (in effetti lo sto facendo anche io...) come se si trattasse di una prerogativa maschile (e questo ci avvicina mica poco alle culture che si contestano, non credete?) citando come pretesto i diritti delle donne (incredibile non trovate? gli uomini non ne parlano mai in altre occasioni!) di mostrarsi (e forse non ci si limita a pensare al volto), vale la pena fare una comparazione che non dia certo adito ad interpretazioni personali.

Ricordate tutti il libro "Paese dalle Ombre Lunghe" di Hans Ruesch? Era molto letto hai miei tempi e, nonostante alcune tematiche considerate "forti" (sempre ai miei tempi...) era classificato come libro per ragazzi.

Narra della storia di una famiglia esquimese che, venuta a contatto con il mondo dei "bianchi", ne entra in conflitto culturale. L'ospitalità esquimese non viene né compresa né tantomeno gradita dai bianchi e la risposta è l'uccisione di uno di loro. Riassunto così pare tutto banale ma pure estremo. Ma cosa accadde effettivamente? Qual'è stata l'ospitalità NON GRADITA dai bianchi?

In primis l'offerta di cibo: per una cultura che dispone di così poche fonti di sostentamento questo ha il valore di una rinuncia a favore dell'ospite. Ma per l'ospite bianco l'offerta di CARNE AVARIATA è qualcosa di ripugnante, anche se successivamente il nostro Ernenek spiegherà al poliziotto che gli darà la caccia (e che nel tentativo di sopravvivere tra i ghiacci dovrà apprendere e condividere la cultura Inuit) che la carne era piena di vermi FRESCHI!

In secondo luogo l'offerta della propria moglie! Già, vero o presunto che sia, nel libro (non voglio neppure perder un secondo di tempo per verificare se quanto narrato dall'autore corrisponda ad usanza vera o immaginifica: mi serve unicamente quale esempio per ragionare sul concetto di DIRITTO) è scritto che  "un padre esce con i figli" e la moglie si lava i capelli nell'orina (raccolta in un contenitore preventivamente) per renderli più lucidi e morbidi e per rendersi più attraente all'ospite, offrendo sè stessa, appunto, in segno di ospitalità.

Al rifiuto (inorridito) dell'ospite bianco, Ernenek lo aggredisce e lo uccide (non ricordo se volontariamente o accidentalmente, ma non è la trama del libro di cui mi interessa trattare).

A questo punto, cultura Inuit vera o presunta, o addirittura racconto di pura invenzione, possiamo davvero elaborare una riflessione.


Il nostro giudizio verso le donne che indossano i Burqa è di appartenere ad una cultura "arretrata e non garante del diritto delle donne" (mi scusino gli eventuali lettori islamici: non sto esprimendo il mio pensiero, mi limito a esporre un pregiudizio diffuso proprio per distruggerlo) ritenendo che il nostro concetto di libertà sia LA LIBERTà STESSA.
La "prova del nove" è però quella di immaginarci che un popolo come quello degli Inuit possa (per finzione) esser numericamente significativo da VOLERE e POTERE ESTENDERE la propria cultura come summa di LIBERTà e VERITà (come facciamo noi occidentali).

Proviamo ad immaginarci che io sia un INUIT, che mi presenti a casa vostra e, come segno di ospitalità (e modernità e libertà...), MOSTRI DI GRADIRE DI POTER DISPORRE SESSUALMENTE DI VOSTRA MOGLIE, O DI VOSTRA MADRE...

Non dubito che il sentimento che in questo momento vi avrà scosso sia stato immediatamente di INTOLLERABILITà! Eh si, cari amici, intolleranza! Che parola piena di valore!
Ora, ammesso e non concesso che forse a qualche donna potrebbe non dispiacere di "ospitare" in questo modo tutti GLI AMICI DEL MARITO, ma anche il MARITO DELLA MIGLIORE AMICA, dubito che la maggioranza delle donne occidentali vorrebbe mai sottostare ad una simile imposizione IN NOME DI UNA LIBERTà CULTURALE MAGGIORE RISPETTO ALLA NOSTRA (NB: siamo proprio noi a sostenere che questo liberalismo sia un diritto e che il burqa, il velo, e mille altri elementi della cultura islamica siano "arretratezze" e "negazione della libertà", ossia partiamo dal presupposto che la parola LIBERTà possa esser tale solo perchè quell'uso o costume in un dato luogo sia maggiormente diffuso! Quindi da questo ragionamento si evince che noi occidentali RISPETTO AGLI INUIT siamo "arretrati" e "illiberali" negando a tutti gli amici di farsi vostra moglie, vostra madre e vostra figlia e negando agli elementi femminili della vostra famiglia la "libertà" di esser COSì OSPITALI! Se gli Inuit non fossero in via d'estinzione e la loro comunità fosse tanto grande potremmo davvero esser visti da loro come noi giudichiamo spregiativamente l'uso del Burqa).

In materia di diritto credo si possa perciò riassumere che: QUANDO DUE DIFFERENTI CULTURE VENGONO AD INTERAGIRE, QUELLA CON USANZE PIù PERMISSIVE DEVE ACCOGLIERE L'ALTRA E NON SI PUò IMPORRE, IN NOME DI UNA PRESUNTA LIBERTà E MODERNITà, IL CONTRARIO.
Quindi non trovano in alcun modo ragione pretesti quali il dire che, recandosi nelle terre di provenienza di queste culture, siamo comunque sempre noi a doverci adattare in segno di rispetto: non è ne una questione geografica ne di principio. Se Ernenek si presentasse nella vostra famiglia, sia che vi troviate al Polo Nord che in casa vostra, in ogni caso non gli concedereste vostra moglie, anche se questi avanzasse tesi simili alle vostre asserzioni nei confronti dell'Islam.

Stabilito (credo in maniera inequivocabile) il concetto di Diritto restano aperte altre questioni e la sicurezza certamente non è l'ultima.

Tuttavia, per prendere ad esempio il caso recente di un asilo in cui alcune famiglie hanno temuto che la mamma in Burqa potesse in realtà nascondere un potenziale intruso, magari addirittura un attentatore, sorvolando sul fatto che il pregiudizio sia sempre qualcosa di insopportabile (non è forse recente anche l'insurrezione avvenuta per l'associazione che all'estero viene fatta tra italiani=mafia? Siamo davvero tutti mafiosi? Certamente ne abbiamo di mafiosi ma non sono 56 e più milioni!), forse tanto rumore potrebbe facilmente esser sedato con pochi accorgimenti.
Le donne che indossano il Burqa non possono mostrare il loro volto ad altri uomini che non siano quelli della loro famiglia? E allora facciamo in modo che all'ingresso dell'asilo la mamma in Buqa possa mostrarsi in uno stanzino chiuso ad esempio ad una maestra.
Non è poi così difficile riconoscere una persona che porta tutti i giorni il proprio bambino in un asilo dalla voce! Personalmente tengo settimanalmente da ormai diversi anni un corso di musica in un asilo e la maggior parte dei genitori li identifico e li associo ai bambini proprio dalla voce!

Ma questo è tutto un altro discorso e certamente non ha nulla a che vedere con il diritto.

Altra faccenda è il caso di scelte differenti che possano nascere all'interno di una famiglia immigrata magari da parte di una figlia femmina che, ad esempio, non voglia sottostare a un matrimonio imposto dal padre (come di recente accaduto e che ovviamente, considerato il tragico epilogo, l'evento non può che trovare la massima disapprovazione e condanna). Ma qui si parla di scelte personali (che non godono di riconoscimento e meriterebbero il DIRITTO di manifestarsi e concretizzarsi) e non di scelte di una intera cultura.

Per spiegare meglio: la moglie del signor Brambilla potrebbe scegliere di integrarsi completamente nella cultura Inuit e di essere davvero MOLTO OSPITALE con tutti i vicini di casa, gli amici, il proprio capoufficio, etc. Si tratta di una scelta personale che non trova naturalmente obiezioni né limiti verso la sua libertà, fattosalva la CULTURA del marito che potrebbe esser concorde e altrettanto "LIBERALE" o non condividere affatto questa "MODERNITà" e arrivare a ripudiare la moglie.
Bhè, la differenza che salva il signor Brambilla dalle famiglie che hanno invece ucciso o percosso la propria figlia, moglie o sorella, sarebbe proprio questa: si può esser d'accordo o no. Potrà esser doloroso o ferire l'orgoglio e l'onore. Ma se una donna scegliesse uno stile di vita diverso dal proprio e per questo inconciliabile, l'unica via possibile è il dividere le proprie strade. Tutto il resto è violazione del DIRITTO PRIVATO se non addirittura materia penale.

Voglio dire un'ultima cosa: ne ho già fatto cenno ma preferisco sottolinearlo. Ho usato la storia di Ernenek come puro esempio per spiegare come le differenze culturali, a seconda di come le si guarda, ci pongano come "moderni" o "antiquati" nel confronto del DIRITTO senza che questo cambi di valore. Come già detto non sono a conoscenza se gli usi e costumi degli Inuit corrispondano oppure no a quanto raccontato nel libro e spero di non aver arrecato offesa alcuna a questo popolo e se qualcosa di quanto da me scritto ha suscitato disappunto me ne scuso immediatamente volendo portare il paragone solo per spiegare l'erronea angolazione "europeicentrica" con cui vogliamo sempre vedere il mondo, di fatto mancando di rispetto ai DIRITTI di tutti gli altri popoli.


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